Ironia della sorte è un progetto nato da una collaborazione con Mo(n)stre, una piattaforma di arti e discipline umanistiche che, in modo ironico, parla di mostre, mostri e di tutto ciò che popola gli spazi espositivi italiani.
A Mo(n)stre ho chiesto di effettuare una selezione su alcuni miei lavori, partendo dalla foto-documentazione delle opere, per rielaborarle e creare nuovi memi. Il desiderio di questa cooperazione nasce dal fatto che molti dei miei lavori si confrontano con tematiche legate alle reti neurali, agli algoritmi evolutivi, alla genetica e al rapporto tra natura e cultura. In questo senso, ero interessato alla tipologia di interventi realizzati solitamente da Mo(n)stre e al suo lavoro con i memi per aprire uno spunto di riflessione su queste nuove «entità culturali» e sulla loro trasmissibilità.
L’operazione compiuta da Mo(n)stre in Ironia della sorte è una vera e propria rielaborazione memica dei miei lavori. Questi sono accompagnati dalla didascalia dell’opera originale con l’aggiunta di note audio «esplicative» da parte di Mo(n)stre, e da accostamenti e confronti con immagini di opere d’arte del passato, che danno vita a veri e propri memi «involutivi».
Da questo strano connubio esce una sorta di metamemetica, volta a riflettere in una nuova guisa sia sulle mie opere — aprendole a livelli di lettura altri — sia sul ruolo stesso che oggi hanno i memi, attraverso il lavoro compiuto da Mo(n)stre.
L’obiettivo di Ironia della sorte è aprire la strada a una nuova ri-significazione memica per indagare il modo in cui la cultura si trasforma da sé e si perpetua nel tempo. Come ha detto il filosofo Carlo Sini, «la cultura è un automa». In altre parole, la cultura è una macchina che si muove sebbene non sia altro che il prodotto dell’evoluzione naturale che contraddistingue l’essere umano.
Per questa ragione mi sono interessato alla riflessione sui memi e alla loro analogia con i geni, nella convinzione che gli odierni algoritmi digitali siano naturali quanto gli algoritmi evolutivi. A cambiare è solo la velocità di trasmissione. In fin dei conti, una riflessione simile era già contenuta nel Medialismo di Gabriele Perretta, sviluppato negli anni ‘80, che già portava in grembo i risvolti che stiamo vivendo oggi: il diluvio digitale, gli NFT, la memetica.
La parola meme è stata introdotta per la prima volta nel 1976 dal biologo evoluzionista Richard Dawkins ne Il gene egoista. In esso Dawkins propone una nuova chiave di lettura dell’evoluzione culturale umana. Omologo al gene — unità di base dell’evoluzione biologica — il meme è un’unità culturale, replicabile e trasmissibile per imitazione (greco: mimēma) da un individuo a un altro.
Seguendo l’analogia con i geni, i memi sono coinvolti in un processo di replicazione, mutazione e selezione nel mondo della cultura. Più un meme sarà longevo e fecondo, più probabilmente quell’unità culturale finirà per prevalere su altre idee concorrenti, meno attraenti e meno capaci di replicarsi.
Prima di intraprendere questo esperimento con Mo(n)stre mi ero già dedicato a questi temi nel 2011 con il lavoro Io_nel_progetto_di_un_altro, dove la propagazione dei memi culturali veniva delegata a un algoritmo che forniva una serie di istruzioni. Il principio: nel portare avanti il discorso di un altro non si esprime più l’altro, bensì se stessi nel discorso dell’altro.
L’intervento di Mo(n)stre fa riferimento a memi (opere d’arte) arrivati sino a oggi, innestandoli sulle mie opere e suggerendo significati inaspettati. Per questi motivi, Ironia della sorte nasconde una metamemetica che invita a considerare la natura stessa dei memi e dei mutamenti che avvengono sul piano culturale.
Se la viralità è la chiave del successo evolutivo di un meme, ironia della sorte, quelli confezionati da Mo(n)stre sui miei lavori sono memi involutivi: non hanno una cornice umoristica, non ricercano la diffusione, ma aprono — attraverso il gioco fra le opere originali e le nuove dimensioni di senso aggiunte da Mo(n)stre — ulteriori chiavi di lettura per chi guarda.