In the open public place on a small table a stenotype is placed, similar to the ones in use at the Hall of the Senate of the Republic for the purpose of recording the speeches of senators in the assembly. During this performance, the stenotypist will create a textual “panoramic” image that will record the rhythm and impulses of what vital and relational occurrences will take place around her. The result will be an imperfect testimony, a sketch of the anonymous and invisible words and actions of all those present - the individuals who, living in the same environment, construct and deconstruct the democratic order of their everyday life, motioned by the interests and disinterests they hold in common.
ROMA, CIRCONVALLAZIONE CORNELIA Mercoledì 19.04.2017 Ore 15:52 Circonvallazione Cornelia.
Il luogo è affollato, una strada ampia a tripla corsia in entrambi i sensi di marcia. Il sole illumina il manto stradale e si riflette sui vetri delle autovetture e sui caschi delle moto. Si avvicina anche un mezzo militare con a bordo dei soldati impiegati nella sicurezza delle strade per il rischio terrorismo. Si infila in una stradina al lato del grande magazzino Upim e sparisce.Sul marciapiede cammina un giovane che ascolta musica con gli auricolari. Il negozio di calzature è ancora chiuso, la vetrina è tutta verde. Un signore passeggia con la 24 ore in mano. Si forma una coda di macchine in procinto di attraversare la circonvallazione. Alla fermata dell’autobus si avvicinano un autobus di linea rosso, seguito immediatamente da un autobus extraurbano azzurro, più altri due rossi. Scende un signore che si avvicina con un trolley rosso a chiedere informazioni.Una moto parte esfreccia in una via secondaria. Passa un altro ciclomotore con una scala a bordo. Alla fermata dell’autobus ci sono solo più 3 persone in attesa. La situazione è più tranquilla. In lontananza c’è una bancarella sul marciapiede con manichini senza testa che indossano vestiti di colore rosso blu, verde bianco. Al lato un chiosco verde diroccato e chiuso: attività commerciale fallita.Esce un taxi da Villa Benedetta, una casa di cura privata al cui interno c’è una chiesa dalla forma esagonale, su cui spicca il cucuzzolo a forma di cono rovesciato di colore azzurro con la croce sopra. Il muro di cinta è tutto scritto da antiestetici graffiti disordinati.Il palazzo soprastante l’Upim a vista risulta necessitare di ristrutturazione: un balcone fiorito ravviva il suo colore bianco grigiastro. Sul marciapiede antistante c’è una bancarella piena di cuscini e asciugamani colorati gestita da due giovani extracomunitari con tutta probabilità di etnia indo-pakistana. Un signore seduto dentro l’autobus che sosta alla fermata di linea si strofina la testa evidentemente accaldato.Una moto gialla spicca in coda tra le tante macchine grigie e nere. L’edificio sopra il negozio di calzature ha tutto l’intonaco verde rotto e cadente. Gli infissi sono misti: di legno naturale, anticorodal e legno verniciato bianco. Autobus numero 46, Monte Mario: sul fianco un cartello pubblicitario della Sala Umberto. Una ragazza con un trolley giallo fosforescente dai profili fucsia aspetta l’autobus alla fermata di fronte. Spazio disponibile, Tel.06.30.97.106: un cartello pubblicitario disponibile a essere riempito. In lontananza si avvicina a velocità sostenuta un camion della raccolta rifiuti color bordeau. Sull’angolo un edificio in cortina, parte di un comprensorio di tre palazzine, con balconi in ringhiera metallica bianca. Un furgone blu si ferma con le quattro frecce di emergenza a segnalare l’ingombro sul manto stradale, ma riparte quasi subito.Una giovane ragazza orientale con la maglia rossa attraversa il marciapiede tenendo per mano un bambino probabilmente sui 5 anni, alto fino al gomito.La sirena di un’ambulanza si avvicina in tutta fretta e sfreccia lungo la strada con un motorino rosso che approfitta della sua scia per farsi largo tra i veicoli. Di nuovo Sala Umberto, Enrico Lo Verso, “Uno nessuno centomila”, Adattamento e regia di Alessandra Pizzi, dal 20 al 30 aprile: pubblicità sul lato di un nuovo autobus. Una signora con il cappotto si avvicina e chiede informazioni: “Che cosa sta’ a fa’ qua?”.“Sto descrivendo l’ambiente circostante e le azioni che si sviluppano in questo angolo di Roma, a Circonvallazione Cornelia”.“Ah!…".Una parabola grigia sporge da un balcone incassato in un edificio dal color senape. Un signore buffo con un paio di pantaloni mimetici militari, in bicicletta, indossa un casco rosso e scivola via sull’asfalto noncurante del traffico. 490, Atac 7527: un altro autobus si ferma.In una vetrina spiccano due manichini con abiti da sposa brillanti con i loro ornamenti di strass e paillettes argentate. La scollatura a “V” del primo è profilata di argento e mette in risalto il decolleté femminile. Il secondo ha fili di paillettes argentate che sfilano su tutta la lunghezza del vestito fino ai piedi. Contrasta al primo piano il balcone dell’edificio in cui è inserita la vetrina: una parabola Galaxy bianca, con una antenna di vecchio modello a griglia. Una rete verde che copre tutto il balcone per impedire che i piccioni si appollaino al suo interno. Un buco nel vetro del balcone è coperto da un altro pannello che brilla sotto i raggi del sole. E uno stendibiancheria stenta a rimanere dritto per il vento che fa ondeggiare i panni stesi. Un enorme cartello pubblicitario, sul marciapiede degli abiti da sposa, in due tonalità di verde richiama a un supermercato bio: “Natura sì, bio per vocazione. Roma Via Tardini, 68, 400 m a destra di fronte al capolinea dei bus”, c’è anche una grossa freccia verde scuro verticale che indica la direzione in cui trovarlo. Spicca un uomo con il maglione giallo che attraversa la strada in mezzo a una folla abbastanza nutrita di persone al semaforo in mezzo alla circonvallazione. Una signora un po’ corpulenta dai capelli biondi e ricci tiene in mano una borsa verde di corda su cui è dipinta la Union Jack. Sfreccia un motorino con a bordo un ragazzo che grida una parola incomprensibile. Si avvicina un signore: “La metro è di qua? Ma è quella la discesa?”, intanto indica la “bocca” della metro vicino al muro di cinta della Casa di Cura Villa Benedetta. “Pronto?”, una giovane donna in jeans e giubbino di pelle nera in attesa del bus alla fermata chiama una sua conoscenza al cellulare, un amico forse: ride! Passa un’auto medica a sirene spiegate in direzione San Pietro. Pini di mare ondeggiano per il vento sul lato della Casa di Cura Privata Villa Benedetta. Un cartone giallo, rotto e sporco, con sopra la pubblicità della birra Ceres vola sul marciapiede.“Tac tac tac tac”… le ruote di una bicicletta di una donna costeggiano il marciapiede sulla carreggiata destinata agli autoveicoli.Una sedia di plexyglas in vetrina, vicino agli abiti da sposa, insieme ad altre sedie profilate di alluminio che brillano sotto i raggi del sole pomeridiano. Un giovane uomo vestito di jeans sbadiglia appoggiato alla balaustra della discesa del parcheggio Cornelia. Un clacson si fa largo nel traffico. Un pino solitario nel mezzo di Largo Giureconsulti: i suoi rami fluttuano mentre passa un’altra auto medica per il trasporto di sangue e organi. Un signore con una felpa verde, con le cerniere verde scuro e i pantaloni fantasia Principe di Galles, si accende una sigaretta e la fuma rilassato, appoggiato a una transenna della discesa del parcheggio. Terminato di fumare, lascia a terra la sua 24 ore di pelle marrone morbida appoggiata alla ringhiera. “Che ci devo fare? Niente” dice una signora a braccetto con la sua amica. Un rumore metallico proviene dai pannelli di indicazione della discesa del parcheggio. Due bambole di pezza d’altri tempi vestite con un tutù di tulle sono sedute su una sedia nella vetrina: “Le piccole cose, Confetteria -Wedding -Regali”.Cartello pubblicitario vicino allo svincolo per via Boccea direzione centro riporta la scritta “Porte. Supermercato della porta, via di Brava 79. 0666418150”. Una signora scende dall’autobus e parla in una lingua dell’est al cellulare. Un signore passeggia lentamente davanti alle vetrine con una busta di plastica al cui interno ci sono due pere.Due signore, ferme in una viuzza di servizio, conversano amichevolmente e si scambiano sorrisi: una indossa un giubbotto color beige e porta una borsa sulla spalla con le cinghie nere, l’altra indossa un giubbotto nero, capelli scuri raccolti in una coda.Su Largo Giureconsulti spicca un palazzo bianco che fa angolo tra circonvallazione Cornelia e via Boccea: sulla terrazza dell’ultimo piano due piccole palme che fluttuano con il vento. Di fronte una bimba vestita di rosa fucsia con il berrettino bianco scappa sul marciapiede e la sua giovane mamma la rincorre. Due uomini di etnia asiatica, con la pelle olivastra, conversano mentre camminano: uno si accende una sigaretta mentre attraversa la strada. Una signora con i capelli lunghi ricci, con il giubbotto imbottito nero, tutto chiuso fino alla gola tossisce infastidita dal vento. Altri due uomini di etnia araba si avvicinano. Uno si ferma e chiede: “Cos’è questo?”. Che cosa significa?”. “Sto descrivendo l’ambiente circostante e..”. “Scrive anche quello che dico io?”. “Sì”. “Che succede? Aah! Quello che dico io lei scrive! Amvedi! Pure l’arabo scrive? Se parlo arabo, scrive? Bello! Grazie”.Ore 16:5
