Una piccola barca abbandonata sulle rive del Tevere è stata recuperata e appositamente preparata perché possa affondare e riemergere nel giro di trenta minuti. Quando la piccola barca viene assorbita dall’acqua appare come una forma bidimensionale che si trasforma in una cornice galleggiante. Il campo dell’attenzione si restringe. All’interno della cornice si catturano un’infinità di immagini fluide ed effimere create dal fiume e da tutto ciò che le sue acque trasportano con sé. Quando la barca riemerge e galleggia, la cornice svanisce e con essa le immagini: ciò che resta è la memoria della materia molle dei concetti.
Se la vita dell’essere umano è simile al fiume con il suo flusso continuo — apparente dicotomia tra transitorietà e trasformazione — le cose e l’essere non sono altro che onde fluttuanti, corpi d’acqua galleggianti e multidimensionali che affondano e riemergono, che agiscono e reagiscono simultaneamente sul piano fisico, emotivo e mentale, dove la modificazione di ogni elemento implica il cambiamento di tutte le parti connesse.
