2012

Apaf1_Bcl2

Il tema di questa macchina è un tentativo di fare i conti con l’equilibrio sensoriale, derivato dalla genetica. La scultura cinetica, alta complessivamente 3,60 metri e con un diametro di 30 cm, è composta da una parte inferiore — la base — e una parte superiore che l’autore definisce estremità, fatto che invita già a un confronto con il corpo umano. Le due componenti sono fatte di aste in fibra di carbonio, collegate da una parte centrale in plexiglas. In questo tubo trasparente sono alloggiati due motori e una scheda di controllo elettronica, che lavorano insieme per far inclinare l’estremità superiore.

A questa logica contribuiscono i caratteri di due geni dell’autore, memorizzati sulla scheda di controllo. Questi due geni — Apaf1 e Bcl2 — danno il titolo alla scultura: sono significativi per lo sviluppo dell’orecchio interno come organo dell’equilibrio, il cui malfunzionamento può causare vertigini.

L’interesse per il rapporto fra uomo e macchina, che attraversa tutto il lavoro, è qui presente anche nella percezione, già filtrata dalle nostre aspettative. Ci porta quasi automaticamente a chiederci perché la macchina agisca così e non in altro modo — domanda che facciamo anche quando cerchiamo di comprendere la nostra controparte umana.