2024

HOW TO ESCAPE FROM THE CAVE

Dodici performer in uno spazio espositivo di 300 metri quadrati su due livelli. Vestiti aderenti, colori neutri, nessuna decorazione. I performer entrano uno alla volta, lentamente, in silenzio. Si distribuiscono tra i due piani. Si fermano. Ogni quindici secondi scansionano l’ambiente: si avvicinano agli oggetti chiari, si allontanano da quelli scuri. La velocità dipende dalla tonalità — il bianco accelera, il nero respinge. Una grancassa governa le azioni. Un colpo: tutti inspirano profondamente, come per iniziare un discorso che non arriva. Due colpi: cercano qualcosa per terra — una chiave, una lente — si chinano, controllano ovunque. Tre colpi: si accovacciano, tre passi, tre secondi fermi, tre volte. Le luci si accendono e si spengono. I performer le seguono. Quando la luce sparisce, si fermano. In parallelo, un video in computer grafica 3D mostra avatar (modelli: GIO, LUKE, JONAS, CRISTIANO C, MYRIAM, PAVLINA, KORA, GAE, ELISA, LAURA) dentro la riproduzione virtuale dello stesso spazio, completamente vuoto. Gli avatar gesticolano, si muovono. Una voce narrante parla, sfasata, incomprensibile.

Regime parallelo — corpi reali nello spazio fisico e avatar nella riproduzione virtuale dello stesso spazio. La voce narra ma è sfasata e incomprensibile. Qui la stringa corre su due circuiti paralleli che non si toccano: nessuno dei due comunica nulla.

Foto: Cristina Crippa Produzione artQ13.