La caratteristica degli spazi-soglia è di trovarsi al confine fra dimensioni diverse, sostanzialmente fra la vita quotidiana e un tempo altro: quello legato alla funzione che le persone si trovano a svolgere. È per questo che molti degli spazi di cui parliamo possono innescare un cambio di stato, spesso temporaneo, destinato a finire non appena la funzione per cui questi spazi sono stati creati si esaurisce, e a rinnovarsi non appena quella funzione torna a essere richiesta.
A titolo d’esempio: il camerino in teatro crea visivamente e concettualmente l’attore o l’attrice che lo usa, e ha la funzione sia di preparare il personaggio sia di riportare gli attori allo stato di «persona privata» quando lo spettacolo è finito. Altri esempi documentati nelle fotografie: aeroporti/passeggeri; sale operatorie/pazienti; aule scolastiche/studenti; capolinea autobus/pendolari; cabine balneari/bagnanti; spogliatoi della palestra/sportivi. Allo stesso modo, il visitatore che varca la soglia della galleria dove le foto sono esposte acquisisce lo statuto socialmente approvato di visitatore. Il visitatore è il completamento vivente dell’opera d’arte.
La funzione principale della società iper-specializzata contemporanea è ottimizzare il consumo, e di conseguenza l’arte contemporanea è sempre più spinta a servire il mercato piuttosto che la cultura. Per questo motivo è apparso indispensabile misurare le abitudini e i comportamenti dei visitatori attraverso strumenti elettronici specifici — sensori e display — su cui leggere i dati di movimento, distanza e tempo di sosta dei visitatori davanti a un’opera. I dispositivi elettronici sono visibili e appesi accanto alle foto in mostra. L’esperienza della persona — pubblico e visitatore — non può essere valutata e misurata dagli strumenti elettronici, ma soltanto osservata in tempo reale attraverso la comunicazione interattiva.


